HOLOGRAM

PALAZZO RISO

17 dicembre 2010, ore 19
fino al 9 gennaio 2011

 

a cura di Helga Marsala

 

 

            

         

                                                                                                                  Mappa dei "Ritratti Siciliani"

                                                                                                                 (--> Composizioni-Ritratti)


 
NOTE:
“Hologram” è un’installazione volta a creare una zona iconica temporanea: per quindici giorni il piccolo spazio espositivo assume i contorni si una macchina per la produzione di visioni collettive, scaturite parallelamente al tessuto audio. Sono visioni frammentate, rimanipolate, caotiche. Sorta di flussi surrealisti di stampo postmodern. Video, collage, diapositive, registrazioni sonore: un gioco di sovrapposizioni, echi, memorie e rimandi dà forma a una trama intrinsecamente dinamica. E’ un coro temporaneo, un canto a più voci che diventa luogo dell’apparizione e del  frammento onirico. Il reticolato di immagini non è mai didascalico, né rispetto al tema, né rispetto all’opera audio presente nel percorso di PPS, né rispetto alle diverso opere che compongono il progetto come tasselli eterogenei. Si tratta piuttosto di  deviazioni, dissotterramenti, emersioni, link. 
Cogliendo a pieno lo spirito di PPS//Meetings gli artisti si concentrano sul concetto di “comunità intima”:  idealmente e materialmente il progetto incrocia affetti e opere che appartengono una piccola comunità artistica, frammento di Sicilia scelto come metafora di una isolanità vissuta da un punto di vista interiore, personale. Diapositive e fotografie di Zoltan Fazekas, una lettera di contestazione da Casio&Campanella e un intervento audio di Caterina Devi – tutti artisti che intrattengono con canecapovolto un rapporto di scambio professionale e amicale costante - si stratificano su immagini di animali, collages realizzati con carte geografiche, foto della Sicilia e dei siciliani che il collettivo usa come supporto per ulteriori riflessioni e rimandi.  
Scrivono gli artisti: “Come in un ologramma, quei paesaggi e popoli della Sicilia che ci illudiamo di conoscere attraverso  una serie interminabile di luoghi comuni, vengono trasferiti all’interno dello spazio espositivo”. Ne deriva un contesto caotico, dal sapore anarchico, fitto di sovrapposizioni e privo di montaggio. Un paesaggio mentale che chiede di essere vissuto e ricomposto da ogni singolo spettatore.